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About

Siamo sinceri: questa parola, “futuro”, ci ha un po’ stufati. La sentiamo e la leggiamo ovunque, nei discorsi dei rappresentanti politici o sui manifesti di corsi di formazione di dubbia qualità. C’è tutta una retorica che ruota intorno a questo concetto e che in questi anni ha alimentato solo in Italia fenomeni quantomeno problematici, dall’Agenda Digitale al boom delle start-up. È ora di restituire un senso, un contenuto all’idea di futuro. Nel 2013 nasceva l’Italian Institute for the Future con l’obiettivo di affermare anche in Italia la disciplina dei futures studies, gli studi sui “futuri”, rigorosamente al plurale, perché se c’è una cosa che abbiamo imparato è che non esiste alcun destino manifesto, non esiste un futuro oggettivo nel quale vivremo, ma una vastissima gamma di possibilità, di “scenari”. Quello stesso anno usciva il primo numero di FUTURI, la rivista dell’Istituto. C’era stato almeno un altro tentativo in Italia, in passato, di lanciare una rivista del genere: Futuribili, fondata nel 1967 con l’evocativo sottotitolo “Rivista di esplorazione e studio dei futuri possibili”. Erano gli anni in cui i futures studies – in Italia, “futurologia” – si stavano affermando al punto da diventare una moda, grazie al ruolo decisivo del Club di Roma. Futuribili chiuse nel 1974 e fu recuperata negli anni Novanta, ma in tutt’altra veste, da un think-tank di politica internazionale. Oltralpe si continua invece a pubblicare con grande successo il suo omologo Futuribles, mentre The Futurist – la rivista della World Future Society, inaugurata anch’essa nel 1967 – ha abbandonato il cartaceo per puntare esclusivamente sull’online. Qualcosa che vogliamo cominciare a fare gradualmente anche noi: dopo sette numeri cartacei e in ebook, FUTURI diventa quindi una rivista online.

Questo probabilmente non spiega ancora bene cosa vuol essere FUTURI. Non è un magazine d’informazione sulle ultime novità nell’ambito dell’innovazione, della scienza, dell’economia o della politica. Non tratta degli ultimi prodotti tecnologici né di start-up. Non presenta, soprattutto, una visione acritica del futuro, ma è appunto una rivista di studi critici sui futuri, ossia di analisi. Da un lato per comprendere i megatrend, le tendenze di lungo periodo, i “segnali deboli” nel grande marasma del villaggio globale, e riuscire così a “guardare più lontano”, come recita il sottotitolo. Dall’altro per mettere in discussione il “futuro” come paradigma egemonico e offrire, al suo posto, una serie di scenari alternativi, di nuove visioni di futuri più possibili. Già con il manifesto che inaugurava l’esperienza dell’Italian Institute for the Future partivamo da una domanda: che fine ha fatto il futuro? E non perché non ne sentissimo più parlare, anzi al contrario: perché tutto questo gran parlare di futuro lo ha reso oggi un significante vuoto. Dobbiamo quindi tornare a riempirlo di senso, riconquistando la capacità di aspirare a un domani diverso, più inclusivo, più sostenibile, più ambizioso, dove possano convivere progetti di insediamenti su Marte e nuovi movimenti democratici dal basso, ricerca medica di frontiera e accesso per tutti a Internet come all’acqua potabile, linee ad alta velocità e treni più confortevoli per i pendolari. Sono queste le storie che vogliamo raccontare su FUTURI.

 

Le sezioni

Osservatorio raccoglie articoli di analisi sui fenomeni di attualità e sui report internazionali relativi a trend e scenari di lungo periodo.

Dossier raccoglie approfondimenti e saggi su una serie di temi centrali della riflessione di FUTURI, proposti attraverso specifici focus.

Scenari raccoglie articoli e approfondimenti su temi diversi che propongono nuove visioni dei futuri possibili.

Dizionario raccoglie le voci di un ideale “Dizionario del futuro”, utile per orientarsi nella vasta disciplina dei futures studies.

Science Fiction raccoglie contributi che rivelano in modo in cui la fantascienza, intesa come narrativa crossmediale di anticipazione, può servire a orientarci nei futuri possibili.

Retrofuturologia raccoglie infine vecchi testi di futurologia per costruire una “memoria storica” della disciplina e analizzare come cambia nel tempo l’idea del futuro.